Quarant'anni di scuola media unica  -  

DOCUMENTI

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Ř analfabetismo 1861-1991
Ř architettura del sistema scolastico tra il 1859 e il 1923
Ř architettura del sistema scolastico con la riforma Gentile (1923-1940)
Ř architettura del sistema scolastico con la “Carta della Scuola” (Bottai 1939-1943)
Ř architettura del sistema scolastico post-bellico (1943-1963)
Ř livelli di istruzione della popolazione italiana 1951-1991
Ř architettura del sistema scolastico dal 1963 al 1968
Ř alunni frequentanti l’avviamento e la scuola media (serie storica)
Ř andamento iscritti scuole secondarie di primo grado statali e non statali (serie storica)
Ř studenti delle scuole secondarie di secondo grado (serie storica)
Ř architettura del sistema scolastico post-1968

Un Paese che nasce…

dalla fusione di parecchie realtÓ locali con tradizioni e culture diverse, con in comune un problema gravissimo da affrontare: l’analfabetismo di massa.
Il primo censimento del neo-nato Regno d’Italia (1861) indica al 78% il tasso di analfabetismo tra la popolazione con pi¨ di sei anni (e la popolazione complessiva allora ammontava a 22.182.000 abitanti) con il record dell’84% per le donne e con squilibri territoriali giÓ allora notevoli: si passava dal 57% del Piemonte al 91% della Sardegna
La discesa di questo tasso Ŕ stata molto lenta, arrivando a dimezzarsi solo nel 1921, quando la popolazione era quasi raddoppiata (39.397.000 abitanti).
Nel periodo fascista si ha il decremento pi¨ brusco (dal 35,80% del 1921 al 21% del 1931 - nel 1941, per gli eventi bellici, il Censimento non fu effettuato) su una popolazione di 41.652.000.
Gli anni del secondo dopoguerra hanno visto, lentamente, scendere ancora i tassi per situarsi a livelli quasi europei.
Dell’ultimo “Censimento generale della popolazione”, effettuato nel 2001, ancora oggi - gennaio 2003 - non risultano ancora elaborati i dati sul fenomeno.

L’inizio della scuola italiana: dal 1859 al 1923

La scuola elementare, gestita esclusivamente dai comuni fino al 1911 (possono continuare a gestirla i comuni capoluogo), Ŕ obbligatoria (teoricamente, soprattutto in ambito rurale e nel mezzogiorno) per i primi due anni fino al 1877, quando si aggiunge l’obbligo del secondo biennio; nel 1888 si aggiunge la 5a; nel 1904 si aggiunge la 6a, che con la 5a diviene biennio obbligatorio (sempre in via teorica) se non si frequentano altre scuole ed assume il nome di “corso popolare”. (Una indagine del 1901 rileva che su 100 bambini di 6-12 anni, gli iscritti a scuola sono 97 in Piemonte, 86 in Liguria e Lombardia, 42 nelle Puglie, 38 in Basilicata e 31 in Calabria).
Dalla 4a elementare si poteva passare all’istruzione secondaria inferiore, che consisteva nella possibilitÓ di accedere:

- al ginnasio inferiore triennale, con esami di ammissione ed esami finali, dopo di che si poteva optare per il ginnasio superiore biennale (classico o moderno, con esame finale) e da qui passare al liceo triennale (classico o moderno, con esame finale) i quali consentivano di accedere all’universitÓ; dal ginnasio superiore si poteva accedere anche al corso magistrale biennale, che non consentiva ulteriori sbocchi di studio;
- alle scuole complementari, prima solo femminili, istituite nel 1883 per far fronte alla grave carenza di preparazione delle maestre, prima biennali e poi triennali (dal 1896, anche con sezioni maschili), dalle quali si poteva accedere alla scuola normale;
- a vari tipi di scuole tecniche triennali, che consentivano l’accesso a istituti tecnici resi quadriennali dal 1912, tutti senza sbocco universitario, eccezion fatta per quello “fisico-matematico”, che consentiva l’accesso alla sola facoltÓ di scienze fisiche, chimiche e naturali. Tutti questi tipi di scuole e istituti erano gestite dal ministero dell’agricoltura, dell’industria e del commercio.
L’universitÓ, secondo la legge Casati, era articolata su cinque facoltÓ: Giurisprudenza; Lettere e filosofia; Medicina e chirurgia; Scienze matematiche, fisiche e naturali; Teologia (soppressa nel 1873) ed una scuola superiore, quella di Farmacia. Nel corso degli anni successivi si aggiunsero via via corsi di Ingegneria, Veterinaria, Agraria, Economia, Studi sociali.

La riforma “Gentile”: 1923 - 1940

Nel primo governo Mussolini fu chiamato al ministero della pubblica istruzione il filosofo Giovanni Gentile che rimase in carica dal 31 ottobre 1922 al 1░ luglio 1924: in 20 mesi trasform˛ radicalmente, con una serie di Regi Decreti, tutta la scuola italiana, su basi elitarie e molto selettive: praticamente ogni segmento scolastico si apriva con l’esame di ammissione e terminava con un esame finale.
L’istruzione elementare viene portata a cinque anni, articolata in un corso inferiore triennale, con esame finale, ed in uno superiore biennale, anch’esso con esame finale.
La scuola media inferiore, divenuta nel frattempo teoricamente obbligatoria per via degli impegni internazionali assunti dall’Italia, era costituita:

- dalla “scuola integrativa” triennale, pensata da Gentile quale soluzione di massa per assolvere l’obbligo, erede dei precedenti “corsi popolari”, pi¨ di tipo post-elementare che secondario, affidata alla gestione delle direzioni didattiche; in seguito (1928) fu trasformata in scuola d’avviamento professionale, con possibilitÓ di prosecuzione per ulteriori due anni in una scuola tecnica senza ulteriori sbocchi;
- il ginnasio inferiore triennale;
- l’istituto tecnico inferiore quadriennale;
- l’istituto magistrale inferiore quadriennale.

La scuola secondaria di secondo grado era costituta:

- dal ginnasio superiore biennale e dal liceo classico triennale, cui si accedeva soltanto dal ginnasio inferiore e che dava accesso a tutte le facoltÓ universitarie;
- dal liceo scientifico, al quale si poteva accedere da qualunque scuola media inferiore, e che consentiva l’accesso a tutte le facoltÓ universitarie, con l’eccezione di Lettere e filosofia e Giurisprudenza;
- dal liceo femminile (che in realtÓ non decoll˛ mai), che non aveva ulteriori sbocchi e che fu soppresso pochi anni dopo;
- dall’istituto magistrale superiore, triennale e con accesso senza esame di ammissione dal ginnasio e dal magistrale inferiore, e che consentiva l’accesso unicamente all’istituto di magistero, scuola superiore non ancora pienamento universitaria;
- dall’istituto tecnico superiore quadriennale, con insegnamento del latino, limitato a due sole sezioni (commerciale e agrimensura, poi divenuto per geometri) lasciando le qualificazioni industriali al ministero dell’economia nazionale, con accesso consentito, dopo qualche anno, rispettivamente alle facoltÓ di Statistica ed Economia e di Agraria.

La fascistizzazione della scuola: la riforma Bottai ( 1939-1943)

La riforma Gentile non fu amata dai gerarchi fascisti e da subito dopo il suo allontanamento dal ministero furono varati vari ritocchi (anche per via amministrativa) tendenti a temperare le asprezze selettive a vantaggio dei ceti piccolo e medio-borghesi pi¨ direttamente legati al fascismo.
Bottai, ministro dell’Educazione Nazionale,ex governatore di Roma ed ex capo della potente “Opera Nazionale Balilla”, in analogia alla “Carta del Lavoro”, fa approvare nel 1939 dal Gran Consiglio del Fascismo la “Carta della Scuola” che, a guerra ormai incombente, doveva fascistizzare la scuola.
Alla scuola elementare venne demagogicamente cambiato nome al biennio superiore, denominato ora “scuola del lavoro”, mentre i programmi restavano sostanzialmente quelli gentiliani, integrati da elementi ideologici legati al regime e alla razza.
La scuola media venne stabilita in tre filoni:

- la scuola artigiana, triennale e senza ulteriori sbocchi, sostanzialmente post-elementare ed affidata ancora alle direzioni didattiche, con il compito di “preparare alle tradizioni di lavoro delle famiglie italiane” in ambiente rurale e periferico;
- la scuola professionale triennale, che consentiva l’accesso alla scuola tecnica biennale, preparatoria specificatamente (XII dichiarazione della Carta della Scuola) “per gli impieghi minori e per il lavoro specializzato secondo le esigenze proprie dei grandi centri”;
- la scuola media, che unificava i corsi inferiori di Gentile (ginnasio, magistrali e tecnici inferiori) con esame di ammissione e finale, che dava accesso all’istruzione secondaria superiore.

La scuola media superiore era divisa in corsi quinquennali (licei, istituto magistrale e istituto tecnico commerciale, che davano maggiori accessi all’universitÓ, praticamente senza esami di ammissione, e istituti professionali quadriennali, che potevano consentire l’accesso ad alcune facoltÓ universitarie, previo esame di ammissione. A questo periodo risale anche la creazione del “liceo artistico”.
Sempre Bottai, nel 1938 eman˛ il Regio Decreto n. 2038 che, tra l’altro, istituiva tre “scuole d’istruzione tecnica con finalitÓ speciali ed ordinamenti non conformi alla legge generale” che, a partire dagli anni ’50, fu utilizzato come base giuridica per la nascita e la diffusione degli Istituti Professionali di Stato.

La scuola nel periodo post-bellico (1943-1963)

Negli anni tra il 1943 e il 1945 non esiste sul territorio italiano una sola autoritÓ per il sistema scolastico: abbiamo il Regno d’Italia al Centro Sud, con il suo ministro dell’istruzione ma anche con la Commissione Alleata di Controllo del col. Washburne; al Nord c’era la Repubblica Sociale Italiana, con il suo ministro dell’Educazione Nazionale e le varie effimere Repubbliche Partigiane, che governarono la scuola nei loro territori.
Negli anni quaranta, con una serie di provvedimenti non sempre “trasparenti” in quanto non si capiva bene cosa era sopravvissuto della legislazione gentiliana e cosa di quella di Bottai, si venne a delineare un’architettura scolastica ibrida.
La scuola elementare tornava ad essere secondo il modello strutturale di Gentile ma con programmi dettati dalla Commissione Alleata di Washburne, che rimasero in vigore dal 1945 al 1955. I programmi del 1955, senza nessuna base giuridica, si occuparono anche di scuole post-elementari (classi VI, VII e VIII), giuridicamente inesistenti, ma di fatto promosse dai ministri democristiani dell’epoca.
La scuola secondaria inferiore rimase sostanzialmente quella delineata dalla riforma Bottai, con una scuola d’avviamento triennale senza sbocchi, l’istituzione di una scuola d’arte ugualmente triennale e senza sbocchi, la conservazione della scuola media che dava accesso alla secondaria superiore.
Anche la secondaria superiore rimase sostanzialmente quella di Bottai, con gli istituti tecnici portati per˛ tutti a 5 anni, l’istituto magistrale di nuovo retrocesso a quadriennale, la creazione di scuole tecniche biennali, i nuovi Istituti Professionali, sorti - come detto - in base all’applicazione “estensiva” di un Regio Decreto del 1938, di durata variabile tra i tre (la maggioranza) ed i cinque anni, che non davano sbocchi universitari.
Per gli accessi all’universitÓ vennero aboliti gli esami di ammissione, ma resa pi¨ stringente la canalizzazione: solo il ginnasio-liceo consentiva l’accesso a tutte le facoltÓ, seguito dal liceo scientifico al quale era preclusa la sola facoltÓ di Lettere e filosofia; gli istituti tecnici davano accessi coerenti con il corso di studi seguito.
Trovano una loro sistemazione, in questo periodo, “a latere” del sistema scolastico i Conservatori e gli istituti musicali, e, con norme analoghe, anche gli istituti d’arte.

Livelli di istruzione ancora inadeguati…

 

Laurea

Diploma 
di scuola secondaria superiore

Licenza 
di scuola media inferiore

Licenza elementare

Alfabeti senza titolo di studi

analfabeti

1991

3,83%

18,58%

30,69%

32,55%

12,21%

2,14%

1981

2,82%

11,48%

23,81%

40,60%

18,22%

3,07%

1971

1,81%

6,90%

14,66%

44,26%

27,15%

5,22%

1961

1,32%

4,25%

9,59%

42,32%

34,20%

8,32%

1951

1,00%

3,30%

5,90%

59,00%

17,90%

12,90%

Se Ŕ vero che in quaranta anni gli analfabeti si sono ridotti di 6 volte, all’estremo opposto i laureati sono cresciuti soltanto della metÓ.
Notevole Ŕ la performance dei diplomati della scuola secondaria superiore, cresciuti anch’essi di 6 volte nel periodo, con una notevole accelerazione nell’ultimo decennio, cosý come quella dei “licenziati” dalla scuola media, cresciuti allo stesso ritmo.
Ancora troppi, anche in relazione ai confronti europei, i cittadini che hanno conseguito la sola licenza elementare o sono alfabeti senza titolo, ma questo Ŕ anche un portato dell’innalzamento notevole della vita media nel nostro Paese.

La rivoluzione del 1963: la scuola media unica

Il dibattito apertosi giÓ durante la fase costituente sul destino dell’obbligo scolastico, ora divenuto principio costituzionale, se non coinvolse pi¨ di tanto la scuola elementare, la cui struttura nessuno aveva messo in discussione se non relativamente alla revisione dei programmi, era stata molto animata sulla scuola media, soprattutto per le diverse visioni tra cattolici e sinistra, con divisioni anche all’interno di quest’ultima.
Nel 1963, primo governo di centro-sinistra, viene approvata la legge istitutiva della scuola media unica obbligatoria e gratuita, anche se con compromessi riguardante lo studio del latino, facoltativo nella terza classe, ma solo attraverso lo studio del quale era possibile accedere al ginnasio-liceo. Il problema fu risolto solo dopo 15 anni, nel 1977, quando il latino fu definitivamente soppresso dal piano di studio della scuola media. Ulteriore novitÓ della legge fu l’introduzione del dopo scuola a carico dello Stato e non dei Patronati scolastici.
La scuola secondaria superiore rimase sostanzialmente quella che era, con gli Istituti d’Arte immessi nel sistema secondario superiore e con delle parziali revisioni degli accessi all’UniversitÓ, resi un po’ pi¨ liberalizzati rispetto alla situazione precedente.

La Scuola media unica…

ha contribuito all’aumento dei frequentanti di tale grado di scuola: nel decennio 1961-1971 la popolazione italiana Ŕ cresciuta del 6,5%, mentre i frequentanti della scuola media unica sono cresciuti del 32,6%.
Fino alla introduzione della media unica i ragazzi si dividevano quasi equamente tra i due filoni, quello dell’avviamento professionale e quello della media, passando, per ognuno dei due, dalle 300.000 unitÓ circa dell’immediato dopo-guerra alle 800.000 unitÓ di dieci anni dopo.
Il picco di frequenze Ŕ stato raggiunto nell’anno 1982-83 con 2.849.000 frequentanti, mentre, con l’anno scolastico 2001-2002, e nonostante la presenza di 38.926 allievi di cittadinanza straniera, si Ŕ tornati ai livelli della metÓ degli anni sessanta.

La scuola media non statale ….

non ha seguito l’evoluzione numerica di quella statale, anzi: partita nel dopoguerra raccogliendo il 21,49% dei frequentanti, ha toccato il suo massimo storico prima della riforma, con circa 165.000 studenti (rappresentando per˛ solo il 14,40% del totale), ed ha continuato il suo lento decremento, fino agli attuali circa 94.000 frequentanti, pari al 5,22% del totale.

La frequenza della scuola secondaria superiore….

ha subito un’accelerazione con l’entrata in vigore della scuola media unica: il tasso di incremento nel decennio predente l’approvazione della legge era stato del 36,61%, mentre nel decennio successivo si passa al 58,28%.
Il boom di frequentati la scuola secondaria superiore si ha nel 91-92, con 2.858.221 studenti, ed il calo dovuto alla denatalitÓ Ŕ meno evidente che quello della scuola media: la frequenza odierna si attesta intorno ai 2.400.000 studenti.

Dopo il 1968, fino al … 2003

Il 1968, nel nuovo clima politico del centro-sinistra, vede la nascita della scuola materna statale, finora osteggiata dalle forze politiche conservatrici e dalla Chiesa: la scuola materna statale accoglie oggi quasi un milione di bambini, contro i circa settecentomila della scuola non-statale e, di questi, il 14,71% frequenta scuola di Enti pubblici, il 17,94% Enti religiosi e l’8,78% Enti o persone private laiche.
Nel 1977, la legge 517 ha istituito, a completamento di un percorso cominciato nel 1971, gli insegnanti di sostegno nelle scuole elementari e medie, abolendo le classi differenziali; la stessa legge ha abolito, per i due ordini di scuola, gli esami di riparazione, sostituendoli con moduli di recupero, ed istituito la scheda di valutazione al posto delle tradizionali pagelle.
La scuola elementare, per la quale nel 1971 era stato istituito il tempo pieno, ha visto prima la riforma dei programmi, nel 1985 e, dopo 5 anni, nel 1990, la riforma organizzativa che ha istituito i moduli ed il team dei docenti.
La scuola media, come giÓ detto, ha visto nel 1977 risolta la questione dell’insegnamento del latino e nel 1979 ha avuto nuovi programmi di insegnamento
Nella scuola secondaria superiore dal 1969 vengono introdotti i nuovi esami di maturitÓ “sperimentali”, che tali rimarranno fino al 1997; viene avviata la sperimentazione quinquennale di tutti gli istituti professionali, che portano all’esame di maturitÓ e vengono completamente liberalizzati gli accessi alle facoltÓ universitarie.
Nel 1994 vengono aboliti gli esami di riparazione anche in quest’ordine di scuola.
Dal 1997 parte il processo di attribuzione dell’autonomia a tutte le scuole con tutta la serie di provvedimenti collegati (Dimensionamento delle istituzioni scolastiche, attribuzione della dirigenza ai Capi di istituto, statuto delle studentesse e degli studenti, nuove norme sull’obbligo scolastico e formativo, regolamento organico sull’autonomia, riforma di IRRSAE, CEDE, BDP, ecc.).
Viene anche approvato, nel 2000, il riordino dei cicli scolastici, ma la legge non viene applicata e siamo in attesa che il Parlamento vari la nuova legge, che tenga conto anche delle modifiche costituzionali intervenute sulle competenze dello Stato e delle Regioni.

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A cura dell'Ufficio studi e documentazione
della Segreteria nazionale UIL Scuola
Coordinamento: Lello Macro

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