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DOCUMENTI Le politiche ambientali della XV legislazione Linee programmatiche di CGIL-CISL-UIL Premessa. Le Confederazioni ritengono che ai fini di dare concretezza alla strategia dello sviluppo sostenibile e non solo, sia necessario realizzare una piena titolarità dei lavoratori, delle loro rappresentanze, delle organizzazioni sindacali ai vari livelli e nelle diverse articolazioni categoriali ad essere riconosciuti quali portatori e titolari di DIRITTI AMBIENTALI, a partire dai posti di lavoro. A questo fine le Confederazioni considerano necessario e utile stabilire nei rapporti con il Ministro e con il Ministero un sistema di relazioni riferito all’arco temporale dell’intera legislatura. Obiettivi. Il lavoratore e il rappresentante dei lavoratori deve conoscere ed esercitare i propri DIRITTI AMBIENTALI nell’espletamento delle sue attività lavorative nel pieno rispetto dell’ambiente, del territorio e della comunità evitando scrupolosamente che il suo lavoro possa contribuire a peggiorarne la qualità. Considerato che qualsiasi attività lavorativa, industriale in primis, ma anche quella dei servizi di qualsiasi tipo, per l’utilizzo dei materiali, per la movimentazione dei prodotti, per la produzione dei rifiuti, per il consumo idrico ed energetico, per la mobilità del personale occupato dei fornitori e clienti che vi affluiscono, comunque determinano a vario titolo condizioni di impatto ambientale, diventa indispensabile fornire al lavoratore di quegli strumenti giuridici, normativi e/o contrattuali affinché il datore di lavoro per il quale presta la sua attività, comunque, abbia un programma di contenimento e riduzione progressiva dei diversi aspetti di impatto ambientale della sua attività. Così come sulla salute e sicurezza c’è una legislazione di sostegno per IL DIRITTO ALLA SALUTE ED ALLA SICUREZZA ed è vincolante l’impegno al miglioramento CONTINUO delle condizioni di lavoro, altrettanto per gli IMPATTI AMBIENTALI di qualsiasi attività si deve affermare nel concreto un diritto di tutela e di un programma annuale di miglioramento della gestione ambientale sia in riferimento al sito specifico e sia in rapporto al contesto territoriale.. Tale DIRITTO trova evidentemente il suo risvolto nel DOVERE del datore di lavoro di rendere operativo un programma di miglioramento ambientale CONTINUO degli impatti ambientali diretti e indiretti della sua attività, di qualsiasi tipo esso sia a cominciare da quelli più rilevanti. Le Confederazioni ritengono che questi DIRITTI E DOVERI debbano essere articolati , supportati e strutturati con una serie di misure legislative in parte dirette e in parte indirette di sostegno alla contrattazione diretta tra le parti sociali. Alcuni riferimenti sono stati tracciati dalla contrattazione sindacale nel contratto dei lavoratori delle raffinerie e dei lavoratori della chimica. Nello specifico la figura già prevista per legge, di derivazione europea, del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, legge 626 del ’94, è diventato RLSA dove la A sta per Ambiente, con la definizione di un monte ore di formazione specifica e la definizione di agibilità sindacali per attività riferite al rapporto con le istituzioni esterne all’attività lavorativa. Si è di fatto ricomposto un diritto di cittadinanza dei lavoratori alla tutela ambientale riferita al proprio territorio e alla propria comunità anche in un’attività di forte criticità ambientale , quale una raffineria o un impianto chimico . Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e l’ambiente partecipa all’attività lavorativa non solo tutelando la sua salute in quanto lavoratore durante l’orario di lavoro , ma è garantito anche nell’esercitare i suoi diritti di salvaguardia della sua cittadinanza di appartenente al territorio e alla comunità locale chiedendo e garantendosi l’impegno del datore di lavoro al miglioramento continuo degli impatti ambientali diretti e indiretti sul territorio. L’esercizio di questi diritti di cittadinanza ambientale sono molto evidenti a partire dalle aziende e attività riferite alla Seveso II , alle aziende interessate dalle procedure di IPPC/Autorizzazione ambientale integrata, alle aziende e ai territori interessati dai siti inquinati, alle attività avviate ai programmi di certificazione ambientale Emas ed Iso, agli impianti soggetti alla riduzione delle emissioni di CO2 e a tutte le attività riferite ai rifiuti , alla raccolta differenziata dei rifiuti, alla gestione delle risorse idriche , alla sicurezza del territorio dai rischi del dissesto idrogeologico. Lo sviluppo di questi nuovi soggetti titolari di diritti di tutela ambientale nello svolgimento delle attività lavorative è il compimento di una strategia di valorizzazione dei grandi soggetti sociali di rappresentanza delle forze economiche e sociali della società italiana, a partire dalle grandi organizzazioni sindacali confederali dei sindacati e dei lavoratori italiani. Le Confederazioni ritengono inoltre che non sia più rinviabile l’introduzione nel nostro sistema di tutele un meccanismo specifico, una sorta di “cassa integrazione verde” che consenta di tutelare il reddito dei lavoratori nei casi in cui le azienda entrino in crisi per cause ambientali. Le proposte che precedono sono volte a colmare una lacuna presente nella legislazione e amministrazione ambientale italiana che, purtroppo, poche volte pone attenzione agli interessi ed agli impatti sociali derivanti sul lavoro e sull’occupazione. Con le proposte sindacali si vuole affermare e conseguentemente realizzare una legislazione, una gestione amministrativa che tranne specifiche e molto particolari eccezioni, ad esempio alcune aspetti delle questioni riferite alla salvaguardia delle biodiversità, evidenzi sistematicamente gli aspetti sociali ed economici connessi alle materie di natura ambientali. Queste questioni non sono riconducibili esclusivamente alle materie dello sviluppo sostenibile. Lo sviluppo sostenibile senz’altro rappresenta il grande albero le cui radici sono intrinsecamente connesse negli aspetti ambientali, economici e sociali e quindi dove prioritario diventa l’evidenziazione del ruolo delle organizzazioni sindacali e delle sue rappresentanze. Ma anche altre questioni anche apparentemente più tecniche comportano l’attenzione sui possibili risvolti sociali ed economici. Un sistema di relazioni organizzato, strutturato e continuo tra il Ministro e le parti economiche e sociali. Si possono individuare e realizzare diverse modalità e strumenti. Siamo di fatto all’inizio di questi tentativi. Abbiamo cominciato con un Protocollo di Relazioni con il Ministro Ronchi. Abbiamo sperimentato un sistema più definito con il ministro Matteoli. Se ne possono definire altri. Rimaniamo comunque interessati ad un sistema che impegni direttamente le parti sociali ed economiche, in modo che le questioni ambientali si possano inserire sempre più nella quotidianità delle relazioni sindacali e anzi siano un fattore di innovazione e miglioramento delle stesse relazioni tra le parti economiche e sociali per gli elementi di innovazione e cambiamenti di cui le tematiche ambientali sono portatrici. In questo caso l’esperienza del Cespa deve essere corretta e modificata con un riequilibrio della gestione in termini paritaria tra i tre soggetti , ministrero e parti sociali. Tale parità di gestione può essere realizzata in diverse maniere , ma bisogna decisamente superare una gestione eccessivamente segnata dagli interessi del Ministro. Il Cespa deve inoltre superare una forma di chiusura al suo interno e prevedere sia momenti di raccordo con altri livelli istituzionali, in particolare le regioni, sia con altri soggetti organizzati della società civile con particolare riferimento alle associazioni ambientaliste. Altre priorità strategiche : 1. un esame particolare deve essere rivolto all’assetto della macchina gestionale delle politiche ambientali sia nelle strutture ministeriali sia nel sistema delle Agenzie , nazionale e regionali, tenendo conto anche di quell’insieme di enti e istituti che in forma diretta ed indiretta hanno competenza in materia ambientale; 2. una ricognizione e una ricerca particolare deve essere rivolta alla necessità di assicurare efficacia di spesa e recupero e disponibilità di risorse e di strumenti nuovi ed efficaci alle politiche ambientali; 3. una verifica attenta al fine della loro rimozione di quell’insieme di elementi frizionali nei rapporti interistituzionali, verticali ed orizzontali, che sono spesso causa di ritardo o di conflitto nella realizzazione dei programmi di investimento. 4. la promozione di un programma formativo pluriennale su ambiente e sicurezza rivolto ai lavoratori nei luoghi di lavoro. Priorità contingenti e immediate : 1. disinnescare immediatamente gli aspetti più deleteri del decreto legislativo applicativo della legge delega ambientale ( in particolare la difesa del suolo e le bonifiche) e modificare le parti che sono contraddittorie in una strategia di composizione dei diversi aspetti ed interessi delle questioni ambientali; 2. avviare un confronto immediato sui contenuti ambientali del prossimo DPEF; 3. avviare un tavolo immediato di discussione sullo stato dell’arte nell’applicazione del Protocollo di Kyoto in previsione della scadenza di fine giugno. (In particolare è necessaria una verifica urgente sul comportamento Enel relativo al trasferimento su bollette grandi utenti dei costi di penale CO2 e sul comportamento Cementieri del trasferimento sui salari lavoratori e su riduzione occupazione costi di emissioni di CO2) 4. valutare la creazione di gruppi di lavoro specifici anche in riferimento ad altre scadenze ravvicinate come ad esempio “ La settimana della mobilità sostenibile” in programma per il 22 settembre prossimo. Roma, 15 giugno 2006 |