Ambiente e sostenibilità  - Silvana ROSETO
Seconda edizione del Rapporto sullo stato del Capitale Naturale del nostro Paese
Presentato dal Ministero dell’Ambiente il 7 marzo
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27/03/2018  | Ambiente.  

 

Presentato dal Ministero dell’Ambiente il 7 marzo u.s., la seconda edizione del Rapporto sullo stato del Capitale Naturale del nostro Paese. Redatto da un Comitato di esperti, come disposto dal legge 221/2015 (Collegato Ambientale), ci fornisce un quadro complessivo sugli ecosistemi terrestri e sulle ecoregioni marine ed approfondisce alcuni dei principali elementi di impatto ambientale, quali i cambiamenti climatici, il consumo del suolo o la frammentazione degli ecosistemi che mettono a rischio la conservazione del nostro capitale Naturale.

 

Un focus particolare viene dedicato agli incendi ed alla siccità che hanno contribuito negli ultimi tempi alla perdita di vaste zone boschive compromettendo la biodiversità del nostro territorio e che hanno richiesto un altissimo tributo in termini di perdite economiche e ambientali. Nel 2017, secondo i dati di Legambiente, sono stati percorsi da incendi ben 79.260 ettari (pari al 165% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016), il cui dato supera di circa il 300% la media registrata nel periodo 2008-2016.

 

Di particolare interesse sono gli approfondimenti condotti dal Comitato di esperti sulla valutazione in termini economici sui servizi ecosistemici come ad esempio, l’assorbimento dei gas serra e la correlazione con altri fattori produttivi, dal lavoro al Capitale Sociale e Culturale.

 

Per fornire una adeguata rappresentazione dell’importanza economica del Capitale Naturale, il Comitato di esperti indica gli indirizzi sui quali c’è la necessità di sviluppare e promuovere una serie di attività per il raggiungimento degli obiettivi prefissi dal Collegato Ambientale come:

 

- una classificazione omogenea degli asset riconducibili al concetto di Capitale Naturale degli Ecosistemi e dei Servizi ecosistemici;

 

- individuare le metodologie e gli interventi necessari ad ovviare alla carenza di dati utili per continuare a sviluppare una contabilità ambientale consolidata a livello nazionale;

 

- individuare i livelli minimi di qualità degli ecosistemi al di sotto dei quali i Servizi ecosistemici, e dunque le attività economico-sociali da essi dipendenti, sono gravemente compromessi. Mettere a punto, quindi, e promuovere l’adozione di un sistema di valutazione del grado di rischio cui sono sottoposti gli asset del Capitale Naturale e di monitoraggio delle pressioni antropiche che incidono su di essi;

 

- predisporre una modellistica che permetta di valutare, ex ante ed ex post, l’impatto delle politiche pubbliche sullo stato fisico del Capitale Naturale e dei Servizi ecosistemici;

 

-  sviluppare linee guida per un approccio condiviso sulla misurazione fisica del Capitale Naturale, tenendo conto del sistema contabile stabilito dallo standard internazionale contribuendo a promuovere un censimento e una valutazione nazionale dello stato di qualità dei Servizi ecosistemici.

 

Vengono inoltre proposte raccomandazioni significative per perseguire politiche efficaci di crescita sostenibile per il raggiungimento di obiettivi mondiali indicati dall’Agenda 2030.

 

L’ultima parte del Rapporto (Parte III), è dedicata alle spese per l’ambiente dove si analizzano le risorse destinate allo stesso dalle varie leggi di bilancio; balza subito un dato, le esigue risorse per la protezione dell’ambiente e per la gestione delle risorse naturali ammonta a 4,8 Mld di euro pari quindi allo 0,6% della spesa primaria complessiva del bilancio dello Stato. Altro dato significativo è che oltre la metà delle risorse messe a disposizione pari al 56%, è destinata alla protezione e risanamento, del suolo e delle acque del sottosuolo e di superficie, il che è come dire, che le risorse impegnate per la protezione dell’ambiente vanno a sostenere i disastri collegati al dissesto idrogeologico.

 

Riportiamo di seguito i link di riferimento dove consultare la documentazione.

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