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| IL SOLE 24 ORE SCUOLA |
8 dicembre 2006 |
Dibattito sull'obbligo scolastico
Tre filoni specifici per aprirsi al futuro
Di Massimo Di Menna
Segretario generale Uil Scuola
Innalzare
i livelli di istruzione è punto centrale per affrontare con responsabilità le
sfide della innovazione, della competitività, della coesione sociale, in una
parola della modernizzazione del paese.
L’innalzamento dei livelli di istruzione e del numero delle persone che abbiano
accesso all’istruzione è l’obiettivo dell’Europa che vuole uscire dal letargo ed
è lo strumento per vivere la società della conoscenza con piena cittadinanza.
Il dibattito sull’obbligo scolastico mi sembra troppo rivolto al passato e poco
al futuro.
Comprendo che i ritardi del nostro paese favoriscano tale “deriva”; rischiamo di
discutere partendo dal post 1963, e della mancata definizione della riforma
della secondaria come prosecuzione di quella della scuola media unica e
dell’obbligo a 14 anni. Purtroppo un ritardo colpevole degli anni 70, 80, 90 e,
speriamo non del 2000, che ancora il paese paga.
Occorre guardare avanti e definire quale è il livello di istruzione oggi
richiesto, quale è il livello delle competenze indispensabili, quale la
formazione necessaria per lo svolgimento dei diversi lavori.
Intorno a questo contesto va rimodulata la nostra scuola secondaria.
Occorrono tre filoni che mantengano, anche nei due anni di obbligo, la loro
specificità, quello liceale propedeutico all’Università, quello tecnico e quello
professionale per il quale l’integrazione può essere uno strumento
organizzativo, operativo ed anche didattico davvero moderno.
Una istruzione di base, con materie come italiano, storia, diritto, scienze,
lingue straniere, filosofia, è fondamentale per tutti e tre i percorsi.
In questo senso va superata rivista la distinzione fra cultura del sapere o
cultura del fare.
La semplice norma obbligatoria non porta i ragazzi a scuola. Occorre puntare su
un curriculum integrato, il cui perno rimanga alla scuola.
Non vorrei però che il dibattito riproduca i vecchi schieramenti come se non
fossimo già verso la fine del primo decennio del 2000 (basti pensare alla
fragilità delle ultime due soluzioni, il diritto dovere con il dualismo scuola
statale e scuola professionale regionale, o l’innalzamento dell’obbligo
scolastico a 15 anni con obbligo formativo a 18). Occorre approfondire anche i
nuovi modelli che l’istruzione tecnica richiede: la scelta forte dovrebbe
riguardare un percorso tecnico, con un curriculum aperto e comprensivo di un
post- secondario con stage, altamente specializzato. Tale percorso potrebbe
avere a riferimento gli IFTS, che hanno coinvolto pochissimi studenti.
Il percorso liceale andrebbe meglio collegato all’Università, trasformando
l’ultimo anno in un vero anno ponte, anche integrato per orientamento e accesso
ai percorsi universitari.
Da una intelligente azione politica (quella proposta dal Governo mi trova
consenziente) che ponga l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni nelle
tre aree dell’istruzione liceale, tecnica e professionale, può venire la
opportunità di introdurre quegli elementi di modernizzazione che una visione
solo ideologica ha negli anni condannato a restare semplice oggetto di dibattito
culturale o di scontro politico.
Voglio fare un’ultima considerazione: nell’intervento riformatore si tengano in
dovuto conto le tantissime esperienze positive fatte da scuole, da insegnanti
con molto impegno, che, in assenza di una politica chiara, hanno realizzato
percorsi liceali, tecnici e professionali di altissima qualità e modello per
altri paesi europei.
Non serve guardare troppo in alto, ma serve molto guardare con lo spirito giusto
ciò che è intorno a noi.