IMMIGRAZIONE  - Ivana VERONESE
Veronese: Chi è in pericolo va soccorso. Salvare vite umane non è negoziabile
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03/07/2018  | Sindacato.  

 

Per la terza volta in 4 giorni assistiamo ad un nuovo naufragio al largo delle coste della Libia. Con l’ultimo rovesciamento di un gommone carico di migranti, donne e bambini compresi, il numero dei morti in mare ha superato, nel 2018, le 800 unità. E ciò accade, nonostante siano arrivati in Italia, via mare, secondo dati del Viminale, 16.602 migranti (11.415 dalla Libia) e richiedenti asilo, cioè l’80,5% in meno del primo semestre 2017.

 

In questa tragedia, l’Europa continua a essere colpevolmente assente, mentre dovrebbe gestire l’accoglienza, garantendo una ripartizione che tenga conto delle dimensioni dello Stato Membro, del Pil e del lavoro disponibile.

 

Intanto, il prezzo continuano a pagarlo i migranti: uomini, donne e bambini. Questo è inaccettabile. Così come è altrettanto inaccettabile che questi esseri umani siano abbandonati a loro stessi, prima, vittime di malfattori e delinquenti che si approfittano della loro condizione di bisogno e, poi, ostaggio dei contrasti della politica.

  

Secondo la normativa internazionale (e la legge del mare), chi è in pericolo, va  soccorso. L’Europa, poi, dovrebbe gestire il successivo smistamento dei flussi. Per la UIL, salvare vite umane non è negoziabile.

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