INPS  - Guglielmo Loy
Loy: rivedere la normativa sul tempo determinato e sul suo costo
Incentivare contratti stabili aumentando il costo dei contratti temporanei
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21/09/2017  | Previdenza.  

 

 

Nei primi 7 mesi dell’anno, crescono quantitativamente le attivazioni di rapporti di lavoro, ma dai dati si riscontra una prudenza delle imprese ad assumere con occupazione “stabile”. Siamo in presenza, infatti, di una riduzione di attivazioni a tempo indeterminato, a fronte di un forte aumento dei contratti a termine (+25,9%), dell’apprendistato (+25,9%) e dei contratti a chiamata a tempo determinato.

 

L’aumento di tali contratti deriva da due ordini di ragioni: revisione della normativa sul mercato del lavoro (più facile assumere a termine) e costo del lavoro.

 

È chiaro, infatti, che il venir meno dell’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato, ha portato le aziende verso l’utilizzo dell’apprendistato per la fascia dei più giovani, in quanto “meno costoso”. Dall’altra, l’abrogazione dei voucher e la fase di passaggio al nuovo strumento sostitutivo “Presto” sta facendo, fortunatamente, riemergere il lavoro intermittente che si presta a sopperire, in maniera regolata, situazioni lavorative caratterizzate dalla “discontinuità” e “brevità” della prestazione lavorativa.

 

Mentre si segnala la positività di questi dati, dall’altra l’impennata di attivazioni con contratto a tempo determinato, dovrebbe portarci a riflettere sulla costruzione di una revisione aggiornata sia della normativa sul tempo determinato sia sul suo costo. L’attuale contribuzione aggiuntiva dell’1,4%, non è sufficiente a rendere il tempo indeterminato concorrenziale rispetto al contratto a termine. Se l’idea è quella di incentivare contratti stabili, intanto occorrerebbe partire da un aumento “sostanziale” e “strutturale” del costo dei contratti temporanei.

 

Roma, 21 settembre 2017

 

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