DICHIARAZIONE DI ROCCO CARANNANTE E LUIGI SCARDAONE RAPPRESENTANTI UIL NEL CIV DELL’INPS
Rocco Carannante e Luigi Scardaone, consiglieri in rappresentanza della Uil nel CIV dell’INPS, hanno espresso “un giudizio politico estremamente negativo in ordine all’approvazione” della Prima nota di variazione al bilancio preventivo 2013 dell’Istituto di previdenza nazionale.
“Non discutiamo la correttezza dei documenti di bilancio – hanno sottolineato Carannante e Scardaone – ma il fatto che, nel corso degli anni, gli organi dell’Inps abbiano accettato una disposizione che ha consentito di coprire oneri di natura assistenziale sottraendo somme destinate alla previdenza. Con la legge Finanziaria 2009 - hanno spiegato i due dirigenti sindacali - gli oneri di alcuni tipologie di prestazioni sono stati spostati a carico delle gestioni previdenziali: per effetto di queste disposizioni ci sono stati minori trasferimenti all’Inps pari a 2.812 milioni nel 2009, a 3.374 milioni nel 2010 e a 3.689 nel 2011. Inoltre, nel 2008, 3.248 milioni di entrate dell’Istituto erano già andati a copertura del disavanzo della gestione degli invalidi civili mentre, a partire dal 2009, si è accresciuto l’onere per i trattamenti di disoccupazione. In conclusione, oggi, i conti dell’Inps avrebbero potuto e dovuto fare affidamento su quasi 20 miliardi di euro in più. Se le cose fossero andate diversamente, probabilmente non ci sarebbe stato bisogno di una riforma pensionistica così incisiva e penalizzante”.
Critiche sono state rivolte dai due consiglieri anche alla scelta dell’incorporazione dell’Inpdap in Inps. “Nel 2011 – hanno precisato Carannante e Scardaone – prima di quella decisione, l’Inps chiudeva con un patrimonio netto di 41.297 milioni di euro. Oggi, la situazione patrimoniale prevista è di 15.885 milioni. Dunque, in due anni, è come se si fossero ‘persi’ circa 26 miliardi. Ebbene – hanno concluso i due dirigenti sindacali – è inaccettabile che, ora, si pensi di arginare questa marea cercando di contenere di 240 milioni i costi dell’Istituto incidendo, però, sulle spese di funzionamento e sulle risorse umane. Ecco perché non possiamo accettare questa Prima nota di variazione: ancora una volta sarebbero solo alcuni lavoratori a farsi carico di risolvere un problema che dovrebbe essere affrontato con provvedimenti legislativi e azionando la leva della fiscalità generale”.
Roma, 11 giugno 2013




