INPS - CIG  - Guglielmo Loy
Loy: protezione sociale da rafforzare e favorire il lavoro stabile
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22/02/2018  | Occupazione.  

 

 

Continua inarrestabile la flessione della cassa integrazione anche nel primo mese dell´anno, con un numero di ore di poco superiore a quello del 2008 (+12% elaborazione UIL).

 

Si è quasi dimezzato il numero di ore autorizzate rispetto allo stesso mese del 2017 e questo è derivato, soprattutto, dalla massiccia contrazione delle ore richieste di cassa straordinaria (circa la metà di gennaio 2017).

 

E’ però importante, per esaustività di analisi, precisare che ad oggi risultano anche 19 milioni di ore autorizzate di FIS e altri Fondi di Solidarietà, non ricompresi nei dati diffusi dall´Inps, oltre alle prestazioni erogate dal Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato (Fsba) che, da regolamento interno, prevede un calcolo non basato sulle ore, ma che comunque vede coinvolta una platea di oltre 25 mila dipendenti per i quali sono state presentate domande di prestazione.

 

A prima vista e concentrandoci sui dati che mensilmente l´Inps diffonde, l’andamento su quanta cassa integrazione viene richiesta, sembrerebbe il riflesso di una ripresa del sistema produttivo, ma nella flessione continua di questo ammortizzatore sociale, dobbiamo tener conto di due fattori rilevanti: da una parte l’abrogazione della cassa in deroga che ha fortemente inciso, quantitativamente, sui dati nel passato e, dall’altra, l’introduzione di un costo più elevato della straordinaria.

 

Ma occorre, quindi,  capire se al calo dello strumento di integrazione salariale, vi sia un innalzamento dei licenziamenti. Ricordiamoci anche che dal 1 gennaio di quest’anno è in vigore un importo raddoppiato del ticket licenziamento nell’ambito di licenziamenti collettivi effettuati da datori di lavoro tenuti alla contribuzione per il finanziamento della cassa integrazione straordinaria. Se tale nuovo importo contributivo inciderà come deterrente sulla riduzione dei licenziamenti ancora non sappiamo, ma intanto ci piacerebbe interpretare i dati  sulla cassa integrazione come positivi invece di darne una lettura negativa in termini di perdita di occupazione. Ma, purtroppo, crediamo che questo secondo sentore sia più realistico visto l’aumento delle domande di disoccupazione.

 

A fronte della necessità di non abbassare la protezione sociale nei troppi casi in cui le ristrutturazioni aziendali rischiano di «produrre» licenziamenti ed esuberi bisogna, nel contempo, rimettere al centro delle politiche economiche azioni per favorire gli investimenti, rendere meno facile per le imprese assumere con troppi contratti temporanei e, favorire, il contratto stabile. Ciò è perseguibile anche innalzando il costo per i contratti a termine e favorendo le imprese che investono sul lavoro non precario.

 

 

Roma, 22 febbraio 2018

 

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